20 February 2023

 Arte e Geometria...


Dalla mostra "L'occhio in gioco" - Padova 2023




Foto di G. Scotto di Clemente

29 January 2023

26 January 2023

 Fare scatoloni non è un’alternativa alle ore di studio

Il Fatto Quotidiano · 26 gen 2023 · SILVIA TRUZZI

 

Il 21 gennaio di un anno fa moriva in un’azienda in provincia di Udine a 18 anni Lorenzo Parelli, travolto da un tubo metallico durante l’ultimo giorno di stage del suo percorso formativo ...

Il monitoraggio del 2020 dell’unione degli Studenti aveva raccolto i casi limite (soprattutto al Sud dove il tessuto industriale offre meno scelta): dagli studenti nocerini che hanno raccolto pomodori ai liceali addetti alle fotocopie nei Comuni. E oggi?

(...) Le voci raccolte da un articolo de ilfattoquotidiano.it raccontano che, semplicemente, non è cambiato nulla.
Niccolò frequenta un Istituto tecnico tessile a Prato: “Per la prima settimana mi hanno fatto mettere in ordine dei fogli di carta. Dopo 15 giorni ci hanno comunicato che la ditta si sarebbe trasferita. Ci hanno messo a ripulire gli uffici delle segretarie, a svuotare gli scaffali e a fare scatoloni”. Giuseppe frequenta un Istituto tecnico-economico a Busto Arsizio e ha lavorato per due settimane in uno studio di commercialisti: avrebbe dovuto aiutare nelle attività di contabilità, ma si è ritrovato a riordinare il magazzino. Saranno le esperienzepeggiori? Può darsi, ma non c’è dubbio che questo sistema non serve agli studenti, servealle imprese che così hanno a disposizione manodopera gratis.
L’idea efficientista di una scuola in cui s’impara solo ciò che serve è disastrosa. Anche perché s’impara sempremeno. 

Stando all’ultima rilevazione dell’indagine triennale Pisa (acronimo che sta per Programme for International Student Assessment) dell’Ocse, che valuta le competenze essenziali dei 15enni in 79 Paesi, il risultato dell’italia è tragico: solo il 5 per cento dei ragazzi è in grado di rispondere correttamente a domande semplici di comprensione del testo. Altra conferma: la scuola non sblocca l’ascensore sociale, gli istituti sono frequentati da studenti che provengono dallo stesso ambiente socio-economico. Alla faccia della “rimozione degli ostacoli che impediscono il pieno sviluppo della persona umana” e dell’uguaglianza tra i cittadini. Per anni abbiamo sentito straparlare di merito ed eccellenze (come se la maggioranza che non primeggia non esistesse) tanto che oggi abbiamo un ministero dell’istruzione e del Merito. Siamo stati un modello nel mondo, ci ritroviamo a essere un Paese di analfabeti, a un livello tanto basso da rendere impossibile l’esercizio della cittadinanza, l’accesso al mercato del lavoro in condizioni di parità per chi parte svantaggiato, l’emancipazione da condizioni di indigenza. Che Merito c’è in una scuola pensata per il lavoro e che non insegna a pensare criticamente?
Gramsci diceva agli operai: “Istruitevi, perché avremo bisogno di tutta la nostra intelligenza”.
 

Un secolo dopo possiamo solo prendere atto della regressione: lavorate invece di studiare.

06 January 2023

 È un sistema in grado solo di sfruttare, dalle classi alla Terra

 

Da "Il Fatto quotidiano" - 06/01/23
 
(...)Anna Ghedina, 18 anni, di Padova, è del Coordinamento studenti medi del Nordest. Lo scorso settembre, assieme a tanti altri, era davanti allo stabilimento della Bc Service di Noventa di Piave, dove Giuliano De Seta, 18 anni, era stato schiacciato pochi giorni prima da una macchina, al quarto giorno di stage.

Anna aveva imbrattato di vernice rossa l’asfalto, proprio all’ingresso della fabbrica, con le scritte “Assassini!”, “Basta morti”, “Basta Pcto!”. Ora che scopre che nemmeno un risarcimento da parte dell’Inail sarà dato alla famiglia resta attonita.
 “La vita non ha comunque prezzo, e noi siamo per la vita, ma qui il potere degli industriali, delle istituzioni scolastiche e della politica, sembra volerci portare verso la morte. Il risarcimento negato è comunque un gesto politico che dimostra come siamo tutti sacrificati sull’altare del profitto, ci mandano a morire mentre parlano di promozione del merito e del profitto nella scuola”.

Dal Coordinamento da mesi dicono con forza la stessa cosa: “Quando chiediamo più investimenti per la scuola stiamo in realtà immaginando e costruendo un mondo diverso, in cui il modello di vita non si basi sullo sfruttamento di tutti noi dalla culla fino alla vecchiaia”.
 
È una generazione intera a sentirsi sotto attacco, come spiega Nina Mingardi, da Venezia.
“Spudoratamente se ne fregano di noi studenti. Le istituzioni manifestano una totale indifferenza per quello che chiediamo, mostrano la loro inadeguatezza nel dare risposte”.
Sulla scuola come sul lavoro e sull’ambiente. 
 
 Coordinamento studenti medi, Fridays for Future... “Viviamo in un sistema che ha prodotto un modello di sviluppo ben preciso, basato sullo sfruttamento infinito e devastante della nostra terra e sta conducendo verso un punto di non ritorno del pianeta” spiega Anna. Arrivare a Roma, davanti al Senato, è un attimo.

19 December 2022

 Un esempio di Matematica applicata...


Un contributo da • 2° Senior Data scientist at GSK | PhD in Physics | 
 
"𝘊𝘰𝘯𝘧𝘳𝘰𝘯𝘵𝘢𝘯𝘥𝘰 𝘶𝘯𝘰 𝘴𝘵𝘶𝘥𝘪𝘰 𝘴𝘶 𝘭𝘢𝘳𝘨𝘢 𝘴𝘤𝘢𝘭𝘢 𝘱𝘳𝘰𝘷𝘦𝘯𝘪𝘦𝘯𝘵𝘦 𝘥𝘢𝘭𝘭𝘢 𝘊𝘪𝘯𝘢 𝘦 𝘳𝘦𝘱𝘰𝘳𝘵 𝘱𝘳𝘰𝘷𝘦𝘯𝘪𝘦𝘯𝘵𝘪 𝘥𝘢𝘭𝘭'𝘐𝘵𝘢𝘭𝘪𝘢, 𝘵𝘳𝘰𝘷𝘪𝘢𝘮𝘰 𝘤𝘩𝘦 𝘪𝘭 𝘵𝘢𝘴𝘴𝘰 𝘥𝘪 𝘭𝘦𝘵𝘢𝘭𝘪𝘵à 𝘥𝘰𝘷𝘶𝘵𝘰 𝘢𝘭 𝘊𝘰𝘷𝘪𝘥 è 𝘪𝘯𝘧𝘦𝘳𝘪𝘰𝘳𝘦 𝘪𝘯 𝘐𝘵𝘢𝘭𝘪𝘢 𝘱𝘦𝘳 𝘵𝘶𝘵𝘵𝘦 𝘭𝘦 𝘧𝘢𝘴𝘤𝘦 𝘥'𝘦𝘵à, 𝘮𝘦𝘯𝘵𝘳𝘦 𝘪𝘭 𝘵𝘢𝘴𝘴𝘰 𝘥𝘪 𝘭𝘦𝘵𝘢𝘭𝘪𝘵à 𝘤𝘰𝘮𝘱𝘭𝘦𝘴𝘴𝘪𝘷𝘰 𝘳𝘪𝘴𝘶𝘭𝘵𝘢 𝘴𝘶𝘱𝘦𝘳𝘪𝘰𝘳𝘦.
𝘚𝘦𝘨𝘯𝘢𝘭𝘪𝘢𝘮𝘰 𝘥𝘶𝘯𝘲𝘶𝘦 𝘭𝘢 𝘱𝘳𝘦𝘴𝘦𝘯𝘻𝘢 𝘥𝘦𝘭 𝘱𝘢𝘳𝘢𝘥𝘰𝘴𝘴𝘰 𝘥𝘪 𝘚𝘪𝘮𝘱𝘴𝘰𝘯 𝘯𝘦𝘪 𝘵𝘢𝘴𝘴𝘪 𝘥𝘪 𝘭𝘦𝘵𝘢𝘭𝘪𝘵à 𝘥𝘦𝘪 𝘤𝘢𝘴𝘪 𝘥𝘪 𝘊𝘖𝘝𝘐𝘋-19."

Quindi in Italia il Covid è stato meno letale che in Cina, ma ce ne possiamo accorgere solo facendo l'analisi in modo corretto, ossia stratificando per fasce d'età.

La frase d'apertura del post, riportata nel paper dal titolo
"Simpson's Paradox in COVID-19 Case Fatality Rates: A Mediation Analysis of Age-Related Causal Effects" (link nel 1° commento),
segnalatomi dal mio collega Alessandro Brozzi, rappresenta uno dei migliori esempi riguardanti il "Paradosso di Simpson".

Difatti, nel tasso di letalità complessivo entra in gioco la distribuzione demografica, che è completamente diversa tra Cina (età media 37 anni) e Italia (età media 46,2 anni).
Poiché il tasso di letalità non è costante nelle diverse fasce d'età ma aumenta all'aumentare dell'età, quando si fanno confronti medi tra popolazioni con distribuzioni demografiche diverse, si cade in pieno nel tranello del paradosso di Simpson, giungendo a conlusioni errate e fuorvianti.

Ovviamente se il tasso di letalità fosse costante per tutte le fasce d'età, questo problema non si porrebbe e non ci sarebbe differenza fra confrontare il tasso di letalità nelle diverse fasce d'età o il tasso di letalità complessivo.

📌 Questa pubblicazione ci espone in modo cristallino un concetto che è stato ribadito più volte durante la pandemia: confrontare i numeri totali di Paesi con distribuzioni demografiche diverse equivale a confrontare ciliegie con avocadi!

 

18 December 2022

 Tutti i metalli preziosi e le terre rare che gli italiani non riescono a riciclare

 

Da "Il Manifesto - 15/12/2022"
 
I Critical Raw Materials, le materie prime critiche, sono tutte quelle materie prime non energetiche che formano i pilastri su cui si fonda il comparto industriale moderno, necessarie per la produzione di una vasta gamma di prodotti e servizi utilizzati nella vita di tutti i giorni e per lo sviluppo delle importanti innovazioni tecnologiche più eco-sostenibili e competitive a livello globale.

Queste tecnologie richiedono una grande quantità di minerali e metalli, con una domanda prevista in continua crescita nei prossimi anni. Si stima, per esempio, che al 2030 l’Europa avrà bisogno di 18 volte più litio e 5 volte più cobalto rispetto ai livelli attuali per la fabbricazione di batterie per veicoli elettrici e stoccaggio di energia. Nel 2050 questo fabbisogno crescerà a 60 volte di più per il litio e 15 volte di più per il cobalto rispetto ai livelli attuali. Per il neodimio, già nel 2025 potrebbero servire 120 volte l’attuale domanda.
Tali materie prime sono definite critiche perché sono sia di grande importanza per l’economia europea, sia soggette a un elevato rischio di approvvigionamento: la distribuzione non è omogenea ma limitata principalmente a paesi come Cina, Congo, Russia, Turchia, Sud Africa, dove sussistono pratiche lavorative insostenibili.

(...) 
Sono per lo più metalli preziosi e terre rare: oltre a quelli già citati troviamo ferro, alluminio, rame, platino e poi palladio, tungsteno ( il metallo che fa vibrare gli smart phone), gallio e indio ( componenti
dei Led) e si concentrano sostanzialmente nei piccoli RAEE, ovvero apparecchiature illuminanti e altro, come aspirapolvere, macchine per cucire, ferri da stiro, friggitrici, frullatori, computer, stampanti, fax, telefoni cellulari, videoregistratori, apparecchi radio, plafoniere.

(...)

«Una tonnellata di schede elettroniche da telefoni a fine vita contiene in media 276 g di oro, 345 g di argento, 132 kg di rame; se si considerano poi altri componenti, come magneti e antenne integrate ad esempio, l’elenco si allunga con le terre rare (quali ad esempio neodimio, praseodimio e disprosio) che possono raggiungere 2,7 kg per tonnellata di smartphone. Grazie alle tecnologie attuali è possibile riciclare oltre il 96% di questi dispositivi elettronici, recuperando quantità significative di metalli preziosi con gradi di purezza elevati». Lo dice Danilo Fontana, ricercatore Enea e responsabile del progetto Portent (in collaborazione con la Regione Lazio): i ricercatori pensano di riuscire a
recuperare 2,7 kg di componenti da ogni tonnellata di schede di cellulari dismesse, attraverso processi innovativi basati sulla idrometallurgia. (...)
 
In uno smartphone...
























Fotografie dell'autore alla mostra "ELEMENTS" 150° anniversario della tavola periodica degli elementi, organizzata dall'Università di Venezia, ottobre 2019.

30 November 2022

 Gustavo Zagrebelsky: "Altro che merito e umiliazioni in aula si cresce insieme l'eccellenza è un inganno"

 

Da "La Stampa" - 30/11/2022

...E' questa, l'eccellenza? Io credo che non lo sia, che eccellere significhi puntare alla crescita della classe, non del singolo».
E come si fa?
«Nella sua vita un insegnante è molto spesso, quasi sempre, di fronte a un bivio. Ha in classe una quota di bravi e una di non bravi, per le più varie ragioni. Cosa deve fare? Ripetere le stesse cose cento volte con i primi che cominciano a stufarsi per tirare su quelli non bravi? Oppure sacrificare quelli che hanno meno capacità lasciandoli indietro per andare oltre e far avanzare un pezzo di classe, l'avanguardia potremmo dire?».
E' un dilemma risolvibile?
«Non con una regola precisa. Non c'è una risposta generale e astratta. Ma un insegnante consapevole delle proprie responsabilità troverà un modo che passa, io credo, dal far capire ai più capaci che sono loro a doversi far carico degli altri. Superando l'atteggiamento egoistico di chi vuole primeggiare e dedicando molte energie ai meno bravi. Ecco, gli insegnanti che riescono a fare questo sono quelli
che in classe stanno bene».
Quindi porre il merito al centro della formazione è un modo strabico di guardare ai problemi della scuola?
«Una cosa è il merito, un'altra la meritocrazia. Perché il merito più che al potere – kratos - dovrebbe essere collegato alla responsabilità. Il tuo merito deriva da quel che la scuola ti ha offerto, quindi ora devi restituire».
Non mi pare l'idea che va per la maggiore nel governo e anche in un pezzo di centrosinistra.
«Certo, perché l'idea dominante è passare sopra la testa degli altri, fare carriera. ...

 Dove va a finire la loro libertà?».
La scuola italiana è pubblica. Qualcuno in modo spregiativo dice: di massa. Lei scrive, di tutti. Eppure ha tratti di elitarismo, esclusione sociale, segregazione dei meno bravi. Com'è possibile?
«La formazione delle classi è un atto politico che dovrebbe essere discusso da tutti, non affidato a criteri irrazionali come l'indirizzo di casa o le pressioni dei genitori influenti. ...

 Ecco, anche nella scuola mi pare ci siano i sommersi, quelli che hanno meno strumenti e più difficoltà; i salvati perché più studiosi, fortunati o furbi; e poi una vasta area grigia».
Cosa vede nella zona grigia?
«Vedo apatia. E questo mi fa paura. Se pialliamo gli studenti riempendoli di nozioni, uccidiamo la loro creatività e non ci rendiamo conto del danno che facciano alla società tutta intera».
Lei, eresia o utopia, propone anche di abolire i voti. E forse anche l'interrogazione vista, con un po' di sadismo, come interrogatorio.
«L'esame deve servire a controllare la preparazione di base, il terreno minimo per fare un discorso sull'argomento in questione, la capacità di articolare un pensiero autonomo. Il resto non serve. Io nei miei ultimi anni di insegnamento distribuivo solo 30. I miei amici mi chiedevano: ma come? E io: ma non sapete quanti ne ho mandati indietro perché tornassero più preparati sulle basi!».
Il contrario dell'umiliazione.
«Esattamente. Ma le idee che circolano oggi, in tempi di restaurazione dell'autorità quale che sia, viene da chi pensa che la scuola, la classe, gli studenti, gli insegnanti, siano una cosa morta. Da plasmare, manipolare, rendere uniforme. Altri, fortunatamente, pensano che la scuola sia e debba essere una cosa viva. L'incontro con la realtà viene prima di qualsiasi dogma, di qualsiasi assioma pedagogico,
di qualsiasi circolare o linea-guida ministeriale».
Questa politica parla di ragazzi, di studenti, come qualcosa da correggere, raddrizzare, redimere.
«Esattamente. Ed è grave quando questo tipo di messaggio arriva non tanto dal mondo della scuola, ma dall'alto, dal ministro. A me le riforme della scuola sono sempre interessate poco. Perché se vuoi migliorare devi partire dall'esperienza. Ci sono tante energie che andrebbero scoperte, sollecitate. La lezione è il momento principe. Può e deve essere un'ora d'amore appassionato per la conoscenza
che, se hai incontrato una volta, potrebbe accompagnarti per tutta la vita». —